28/04/2017, 13:53



"Fast-&-Furious-8"-di-F.-Gary-Gray


 



Uno straordinario e ammiccante déjà vu, una ritmata successione filmica di azioni cut and paste! In una frase, il "Fast & Furious 8" di F. Gary Gray, è questo! La sceneggiatura di Chris Morgan costruisce qualcosa di apparentemente nuovo, ma la materia prima è già stata digerita molte volte dagli amanti dell’action-movie. La trama del film si sviluppa a partire dalla felice e spensierata luna di miele all’Havana della coppia Dom (Dominic Toretto alias Vim Diesel) e Letty (Letty ’Ortiz’ Toretto alias Michelle Rodriguez), interrotta dalla spietata e terribile Cipher (Charlize Theron), che riesce col ricatto a costringere Toretto a lavorare per la sua agenzia terroristica, contro i suoi stessi "fratelli d’armi" della formidabile e segreta cellula antiterroristica del governo statunitense. La produzione di un eccellente "business-product-movie", vede coinvolte diverse nazioni, al contempo magnifici set delle bellissime ambientazioni del film: USA, Giappone, Francia, Canada, Samoa. Il risultato ai botteghini di tutto il mondo è straordinario. Potrei fermarmi qui perché sufficiente per inquadrare il film, ma qualcosa da scrivere sui contenuti, oltre all’azione esasperata e ripetitiva del sequel "Fast & Furious" e alla magnifica spettacolarizzazione delle sequenze d’azione della versione "8", è sicuramente rintracciabile ad un osservatore che vuole vedere al di là.

Il capitolo otto della serie vede due elementi nuovi: la famiglia e i figli; il tentativo di andare alla ricerca di una narrazione che si inquadri all’interno del genere spy-story e terrorism-movie. Questo tentativo, per certi versi, è lodevole e commovente, ma appare forzato e de-contestuale perché non ha radici logiche e narrative nel sequel-story di "Fast & Furious". Resta il fatto che il regista e lo sceneggiatore cercano di cavalcare i temi che hanno presa nell’interesse internazionale di questo particolare momento storico: la famiglia e i pericoli terroristici internazionali!

Bisognerebbe chiedersi, a questo punto: come mai in queste settimane è il film più visto al mondo? La risposta ovviamente non ce l’ho! Quello che potrei scrivere però, è che certamente il motivo è racchiuso in quella sorta di attrazione compulsiva-ossessiva che hanno tutti gli amanti del genere action-movie, che in un certo qual modo è la stessa che mi ha portato negli anni a rivedere per una quindicina di volte "Il Gladiatore" (2000) di Ridley Scott e "Apocalypto" (2006) di Mel Gibson! Generi diversi dal "Fast & Furious" del quale stiamo scrivendo, ma tutti accumunati da un interesse adrenalinico diffuso che sarà sempre il più visto nella storia, anche futura, della settima arte.

ANDREA GIOSTRA

27/04/2017, 10:38



SILENCE


 



Pochi occidentali sanno che uno dei più grandi massacri di cristiani della storia della Chiesa Cattolica sia avvenuto in Giappone nel XVII secolo quando i gesuiti portoghesi provarono ad evangelizzare la popolazione buddista nipponica: oltre duecentomila cristiani, convertiti al cristianesimo dai temerari missionari della Compagnia di Gesù fondata da Ignazio da Loyola, furono massacrati, torturati e uccisi dai potenti inquisitori dell’impero del Sol Levante! Insieme ai cristiani giapponesi, furono torturati, costretti alla morte oppure al rinnegamento della fede in Gesù Cristo, tutti i Preti cattolici portoghesi che avevano creduto di portare in Giappone la fede nel loro Dio sostituendo la millenaria fede autoctona in Buddha. I gesuiti portoghesi non avevano tenuto conto della profonda e radicata cultura giapponese, che il potente inquisitore Inoue Masashige sintetizza al Padre gesuita Sebastião Rodriguez con queste parole: «Montagne e fiumi si possono spostare, ma la natura di un uomo non si può spostare!». Il vero nemico del cristianesimo in Giappone non fu l’Impero, bensì la natura stessa di quel popolo e della sua civiltà che Padre Rodriguez con arroganza religiosa ebbe a definire a Masashige con queste parole: «In una palude non cresce niente. Il Giappone è come una palude.»

La vera sfida del buddhismo nipponico, visceralmente radicata nel potere temporale giapponese di allora, non fu solo quella di torturare e uccidere tutti i cristiani, ma quella di convertire alla loro religione i Padri gesuiti, proprio per dare un esempio a tutta la popolazione, col chiaro messaggio che la loro era una religione più potente del cristianesimo: molti furono i Padri Caduti che alla morte preferirono il buddhismo e che contribuirono, con diversi saggi e scritti, confortati dalla loro cultura cristiana, a potenziare la barriera “spirituale” contro il cristianesimo. Fu questa la vera vittoria del buddhismo giapponese sul cristianesimo gesuita portoghese!

Il bellissimo film di Scorsese è liberamente tratto dal romanzo “Silenzio” dello scrittore giapponese di religione cristiana Shusaku Endo, basato sulla storia di personaggi portoghesi e italiani del XVII secolo realmente esistiti, come Padre Christovao Ferreira e il gesuita Giuseppe Chiara, su cui Endo costruisce il protagonista del suo romanzo, Padre Rodrigues, interpretato nel racconto filmico dal bravissimo Andrew Garfield.

Ma il film di Scorsese non è solo un racconto storico-religioso impietoso e devastante, ma ha una stratificazione di messaggi religiosi, spirituali, culturali, umani, emozionali, straordinaria e ricchissima.

La passione e morte di Cristo viene modellata e resa contemporanea dal personaggio del gesuita Padre Rodriguez, con tutte le contraddizioni, i dubbi, i pensieri, le solitudini, le sofferenze delle torture, l’opprimente prigionia, le persecutorie allucinazioni spirituali, i silenzi divini, che cercano rassicurazione nell’altro protagonista della storia, il gesuita Padre Caduto Ferreira, interpretato da un ottimo Liam Neeson, che era stato il Padre Spirituale di Rodriguez ma che in Giappone, per sfuggire alle torture e per salvare le vite di tanti cristiani, decide obtorto collo, di abbandonato “apparentemente” il cristianesimo per convertirsi al buddhismo.

Gli strumenti di conversione gesuiti visti da una prospettiva contemporanea, che vengono sintetizzati nel film nel dialogo tra una donna cristiana giapponese e Padre Rodriguez, entrambi prigionieri e pronti a sacrificare la propria vita in nome della fede nel Dio cristiano:

- «Padre, ma se moriamo andremo in Paradiso?»

- «Sì, certo.»

- «Ma allora meglio il Paradiso che questa vita. In Paradiso non soffriremo, non dovremo lavorare, non ci sono tasse da pagare, non c’è la paura, saremo liberi e felici.»

- «Sì, in Paradiso saremo uniti a Dio e non soffriremo più.»

- «Allora è meglio morire.»

Il tradimento e il continuo peccare del pescatore ubriacone Kichijiro, che cerca subito dopo la redenzione dal peccato con la confessione cristiana; ma che, nella sua fragilità umana e paura terrena, vende all’inquisizione nipponica, per trecento monete d’argento, Padre Rodriguez che verrà arrestato, imprigionato e torturato psicologicamente e fisicamente fin allo sfinimento. In Kichijiro si racchiudono diversi personaggi del Vangelo, dal padre della Chiesa Cattolica Pietro, all’apostolo traditore di Gesù Cristo, Giuda. Anche questa è una prospettiva resa contemporanea da Scorsese che lascia allo spettatore diversi ed importanti elementi di riflessione sull’umanità e sulla spiritualità.

Il film di Scorsese è certamente da vedere, ma solo per chi ha voglia di immergersi in un turbinio di dubbi e di componenti umani, religiosi, spirituali, culturali, psicologici, che inevitabilmente lo trascineranno a riflettere sulla religione, sul senso della vita in questa terra, sul perché dell’azione di conversione della Chiesa Cattolica che segue le parole di Gesù che disse ai suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.» (Vangelo secondo Marco, 16, 14-15).

ANDREA GIOSTRA.

26/04/2017, 11:33



PERSONAL-SHOPPER


 



Nella passata edizione del Festival di Cannes Personal Shopper ha fatto discutere generando reazioni contrapposte da parte della critica e venendo, prevalentemente, fischiato.
Tuttavia, sebbene osticamente accolto, il film del francese Olivier Assayas ha ricevuto, ex aequo con Bacalaureat (un padre, una figlia) di Cristian Mungiu, il premio per la miglior regia.
In questa sua nuova opera l’autore francese si cimenta in una seconda proficua collaborazione con l’attrice Kristen Stewart dopo la prima esperienza, molto apprezzata, del precedente Sils Maria.
Tuttavia, mentre quest’ultima è un’opera di matrice spiccatamente teatrale, Personal Shopper si sforza di trovare soluzioni narrative più prettamente cinematografiche rivendicando, al tempo stesso, la propria natura autoriale nello sviluppo della vicenda.
La pellicola si colloca a cavallo tra diversi generi quali quello drammatico, il thriller psicologico e l’horror soprannaturale e, sebbene si presenti come una ghost story, argomento derivato dalla passione del regista per il cinema di origine orientale, diviene metafora di un tentativo di elaborazione del lutto e spunto per interrogativi sulla possibilità/speranza, da parte della protagonista, riguardo all’esistenza di una vita ultraterrena.
Il regista lascia volutamente alcuni passaggi oscuri assegnando al pubblico il compito di interpretare determinate sequenze in base alla propria percezione e sensibilità.
Il montaggio dell’opera è complessivamente statico e si focalizza esclusivamente sulla protagonista Maureen, interpretata da una minimalista e brava Kristen Stewart che sembra aver trovato, con il regista francese, un sodalizio vincente capace di farla apprezzare anche dalla critica più severa.
Merito dell’opera, a prescindere che possa piacere o meno, è la capacita di creare un effetto ipnotico negli occhi dello spettare sino allo spiazzante epilogo.
Antonio Flavio Raimondi


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