27/02/2017, 10:15



BARRIERE-di-Gabriella-Sanzone


 



Recensione cinematografica di Barriere: secondo me questo film poteva anche essere intitolato trincea o solitudine non credo di avere mai sbadigliato tanto per un film che è tutto incentrato -quindi monocorde, monotono- tutto sulla figura di Denzel Washington in questo caso il regista e anche l’attore protagonista candidato al premio Oscar 2017.Tutto il film si svolge in un giardino in un cortile e forse il cortile stesso spiega il disagio interiore la solitudine, la frustrazione di quest’uomo un uomo molto rigido duro aspro con la moglie e con i figli di cui non accetta nulla sembrano quasi altro da sé , una parte diversa da sé come se lui appunto non fosse il riferimento paterno.Un uomo che è un soggetto bipolare perché così come è freddo con questi ragazzi avuti appunto dalla candidata all’Oscar Viola Davies, donna buona di casa sempre zoommata e ripresa in cucina quindi una donna molto legata al focolare domestico alla famiglia,ai valori e sempre in evidenza ho notato una croce la croce di Dio una crocetta sul petto al collo, dicevo un soggetto bipolare perché così come lui è freddo autoritario, scontroso e rigido con i figli nello stesso tempo appena scopre di essere diventato padre da un’altra donna( e quindi era una relazione extra-coniugale) e non dalla moglie si vede accennare dopo non so quanti minuti nel film un lieve sorriso sul volto di quest’uomo quindi capace di essere duro, introverso, chiuso ma nello stesso tempo di fronte a una creatura figlia sua e parte di sé -anche se non sarà accettata da nessuno ne’ dai dei figli né dalla moglie- lui accenna un sorriso e forse in questa scena c’è un po’ il riscatto di un film che secondo me non supera il voto 6/30 mi dispiace dover ammettere che le pellicole come quelle di Mel Gibson o di Denzel Washington sicuramente sono portate avanti dalla Academy perché dietro ci sono dei nomi dei nomi importanti e potenti politicamente piu o meno corretti come appunto quello di Denzel Washington e del regista de La passione di Cristo.
23/02/2017, 12:50



ARRIVAL-di-Enrico-Lo-Coco


 



Glin alieni arrivano sulla terra e provano a comunicare con la razza umana; nnegli Stati Uniti, spetta ad una rinomata insegnante di lingue (Amy nAdams) tentare di decifrare il messaggio e replicare, con l’aiuto di un nnoto scienziato (Jeremy Renner).
La fantascienza secondo Villeneuve interpreta discretamente il “costume” di genere (alieni eptapodi,n design della navicella spaziale extra-terrestre, mistero contingente), ndando il meglio di sé nel comparto sonoro, cifra di quel carisma tecnicon che lo contraddistingue; eppure, avrebbe potuto esserci moltissimo naltro. Sarebbe forse bastata mezz’ora in più, o uno sceneggiato meno nridondante sulla parte politica (inevitabile, ma qui macchietta; avesse nsfiorato la parodia, avrebbe significato qualcosa, ma ci si avvicina al nridicolo). Invece, il compitino del bravo scolaro che meno di un certo nvoto in fiducia non avrà.
La splendida parte linguistica è nmeramente costola di uno scheletro più ampio, curvo, scoliotico ancorchén “datato”; lo sforzo di applicare un mezzo più televisivamente nfunzionale è reso vano dalla mancata caratterizzazione linguistica dellon stesso, che impoverisce la dimensione scenica del linguaggio, ndisarticolando la teatralità (quivi purtroppo solo potenziale) di un ncontatto alieno implicito, introverso, ancorché mistico.

Il non detto c’era, il linguaggio poteva abbattere la quarta parete. Ma tanto rumore per nulla.
n Peccato, abbiamo assistito ad un enorme spreco di risorse. Forse volevan essere metafora dell’operazione di tutto il film, ma in quel caso nmancherebbe persino il giusto approccio alla paraculata.

Arrival, in sostanza, è 8 in pagella ma 5 in condotta.
04/01/2017, 14:10

Cai Guo-Qiang, Kevin Macdonald, Sky Ladder



IL-CINESE-CHE-LA-SPARA-GROSSA


 Sky Ladder (la scala del cielo) dello scozzese Kevin Macdonald, premio Oscar nel 2000



Dipingere con la polvere da sparo, per poi incendiare l’opera d’arte. Da visionario, a volte, non riesco neanche a immaginare dove può spingersi la creatività e così quando qualcuno mi sorprende come fa Cai Guo-Qiang mi dispiace non averla pensata prima. Detta così, sembra facile: metti della polvere da sparo su una tela, copri col cartone e inneschi la miccia. Boom.
Cai Guo-Qiang (Quanzhou, 1957) rappresenta un’eccezione. Le sue installazioni sono immersive, ti avvolgono tra fumo e odore di bruciato, interattive tra fuochi d’artificio e polveri biodegradabili. Quando pensi di averlo capito, Cai mette in piedi la Sky Ladder, una scala di fuoco alta 500 metri, in grado di connettere simbolicamente la Terra con il resto dell’universo.  E tu là sotto come un puntino che guarda un cinese che l’ha pensata prima lui cosi come il branco di lupi che vanno a schiantarsi contro una parete di vetro del Guggenheim di Berlino.
Per chi volesse scoprire l’opera di Cai Guo-Qiang attraverso interviste, testimonianze e video delle performance, basta guardare Sky Ladder (la scala del cielo) dello scozzese Kevin Macdonald, premio Oscar nel 2000 per il documentario Un giorno a settembre, oltre che pluripremiato autore de L’ultimo Re di Scozia (2006).
P.S. Dimenticavo... Gli ho mandato una mail per il Festino di Santa Rosalia. Boom.


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