01/02/2018, 15:40



CHIAMALO-COL-TUO-NOME


 



recensione di Gabriella Sanzone.

Estate 1983:il ventiquattrenne studente americano Oliver si trasferisce nella casa di campagna in Lombardia del professore con cui fa il dottorato di ricerca e il figlio di questo, Elio, inizierà a convivere con questa nuova presenza nella loro casa,  prima e, nella sua vita privata, poi.

Secondo me nell’intenzione del regista non c’era l’idea di fare un film sull’omosessualità anche perché il tema è stato già battuto e ribattuto a livello internazionale e mondiale da molti  colleghi ma Guadagnino voleva mettere a fuoco le dinamiche di un adolescente ( Elio)  e della sua vera identità sessuale, cosa vuol dire cercare ad ogni costo di avere una storia " normale" con una ragazza coetanea "normale" ed invece scoprirsi irresistibilmente attratti da un’altra persona di sesso maschile.

La cosa che più colpisce del film è senza alcun dubbio la sofferenza che deriva dall’amore e dall’aver amato; se si è stati bene, se si ha amato tanto una persona e poi quella persona con molta leggerezza prende il telefono e chiama comunicando che sta per sposarsi con un’ altra, crolla il mondo sopra la testa.

Sicuramente in questo viene fuori l’analisi più vera ma anche più amara di tutto il film.

Pilastri  saldi dell’intera pellicola sono  una fotografia bella, pura, pulita, nitida, di rara intensità ed una colonna sonora perfetta ed impeccabile, che fa si che uscendo dal cinema resterà impressa l’ultima immagine, forte, dolorosa e triste;
ed è quella, secondo me, tutta la chiave di lettura dell’intero film.

Da sottolineare sicuramente la bravura dei due protagonisti candidati entrambi al Golden Globe 2017 ,Timothee  Chalamet, nella scoperta delle sue pulsioni sessuali e nel travaglio interiore stesso nascosto da due auricolari  e dall’isolamento stesso che provoca la musica, e Oliver- Armie Hammer, un corpo statuario che tanto fa pensare alla classicità greca.

Per non parlare dei continui riferimenti di questo film e del modo di fare regia di Luca Guadagnino, palermitano, classe ’71, che sicuramente guarda ai grandi maestri della settima arte da James Ivory (Camera  con vista, Quel che resta del giorno) a, soprattutto, Bernardo Bertolucci, per il film The Dreamers.

Candidato al premio Oscar per la sceneggiatura non originale.

 Voto 9. Da vedere.
29/01/2018, 14:38



“Three-Billboards-Outside-Ebbing,-Missouri---Tre-Manifesti-a-Ebbing,-Missouri”-(2017),-di-Martin-McDonagh.-


 




Recensionedi Andrea Giostra.

 

“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è film davvero bello e molto benfatto. Un film nel quale sono le emozioni forti, il carattere determinato deiprotagonisti, la sceneggiatura brillante e di una originalità veramente incisiva,un cast di attori bravissimi e di altissime capacità recitative nel sapervestire perfettamente i panni dei loro personaggi, a renderlo un verocapolavoro. Sono infatti questi gli ingredienti cinematografici privilegiati cheMcDonagh mette insieme con vera genialità. Tra tutti gli attori, una potente standing ovation va certamente a WoodyHarrelson (Lo sceriffo Bill Willoughby), Sam Rockwell (L’Ufficiale Jason Dixon),Frances McDormand (Mildred Hayes).

Il film tratta temi difficili, ma al contempo contemporanei,colorati di sofferenza, dolore, perdita, abbandono, vendetta, paura, razzismo,altruismo, amore, perdono, comprensione… Tutti maneggiati con una classenarrativa e recitativa sorprendenti.

Basterebbero queste parole per definire “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” una bellissima “commedia nera”, uneccellente western dei nostri giorni,di quelli che non si vedevano nelle sale cinematografiche da secoli.

Il merito, non ci sono dubbi, è tutto del suo principaleartefice, Martin McDonagh, produttore, sceneggiatore, regista di questaproduzione. Le recentissime 7 nomination agli Oscar, dicono tutto quello chenon scriveremo qui: miglior film, migliore attrice protagonista, due nominationcome migliore attore non protagonista, migliore sceneggiatura originale, migliormontaggio, miglior colonna sonora.

 

Mildred Hayes è una madre di una piccola cittadina del Missouri,Ebbing, alla quale hanno ucciso la figlia. Dopo sette mesi dal delitto, lapolizia locale non è riuscita a trovare nessun colpevole, non è riuscita adeseguire nessun arresto. Disperata, per richiamare l’attenzione dei media edelle autorità locali, Mildred decide di acquistare tre spazi pubblicitari,proprio in prossimità di dove è avvenuto il delitto, facendo scrivere, in nerosu rosso, tre frasi: “Come va, Sceriffo Willoughby?”, “Ancora nessun arresto?”,“Violentata mentre moriva”.

Il seguito è da vedere nelle sale cinematografiche.

22/01/2018, 13:34



ELLA-&-JOHN


 



recensione di Gabriella Sanzone


Il ricordo, la memoria e  il perdono sono sicuramente il leit-motiv dell’ultimo film di Paolo Virzì.

Il regista livornese, reso noto al grande pubblico con film quali "Il capitale umano" e "La pazza  gioia" come altri prima di lui ( Sorrentino e Tornatore) sbarca in America e chiama alla sua corte due attori non di poco conto come l’82enne Donald Sutherland, che ha all’attivo solamente 132 film ( nomination ai Golden Globe per il film "Gente comune" di Robert Redford) e la pluriacclamata e premiata, elegante e raffinata signora del cinema inglese Helen Mirren premio Oscar per
 " The Queen".

Paolo Virzì ci racconta la storia di Ella e John, lei ha un cancro al colon, lui ha l’Alzheimer per sfuggire alle cure mediche si mettono in viaggio verso le Key West a bordo del loro camper per raggiungere la casa di Ernest Hemingway, meta ambita per John, professore di letteratura in pensione, con la passione sviscerata per lo scrittore de
 " Il vecchio e il mare".

Sulla scia del film Thelma e Louise si apre un vero e proprio road-movie con un susseguirsi di episodi, aneddoti, questioni e si scoprono pure tradimenti (perdonati) dopo 48 anni, il tutto in un mix tra menzogna e verità, e con una donna, Ella, capace sempre di sostenere il proprio marito in tutte le circostanze più o meno avverse che si presenteranno durante questo viaggio.

La bellezza del film secondo me sta proprio nella forza di questa donna che mostra un amore incondizionato, paziente, silenzioso, preciso e premuroso nei confronti del suo John che purtroppo non ricorda più nulla a causa della malattia incalzante, la forza di una donna che riesce a superare... ancora una volta dolori profondi e ferite laceranti.

Sinceramente da Paolo Virzì mi sarei aspettata un film decisamente superiore zia per la regia che per i dialoghi, però il biglietto del cinema vale da sé  per ammirare,  assistere e sperimentare ancora una volta la bravura di due attori come Donald Sutherland e, soprattutto, Helen Mirren... che intraprendono un ultimo viaggio insieme così come erano stati insieme per tutta la vita.

Come scriverà Ella in una lettera finale ai suoi figli :
"sempre insieme nella vita e nella morte anche in quest’ultima vacanza".

DA VEDERE:VOTO 8.


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