20/03/2017, 12:40



Loving


 



Recensione cinematografica di Loving a cura di Gabriella Sanzone. Ambientato nello Stato della Virginia nel 1959 e tratto da una storia vera, il film narra la di Richard e Mildred, una coppia mista, casalinga nera lei, muratore bianco lui. Il trentottenne regista Jeff Nichols dipinge la sua tela usando sapientemente tutti i colori a sua disposizione e lo fa nel migliore dei modi: lo sguardo dolce di Mildred, comprensivo e fatto di tenerezza, il carattere chiuso e aspro di Richard,  una donna e un uomo che forse hanno la sola colpa di essere nati di un colore diverso in un periodo in cui la Virginia non accetta né unioni miste ne’ matrimoni interrazziali. La bellezza del film sta nella descrizione stessa dei personaggi, sono loro la chiave di tutto e i due protagonisti con i loro sguardi e con la loro dolcezza, l’intensità della loro recitazione che buca lo schermo come se all’improvviso ci si trovasse in un film nel film, un uomo e una donna che accettano loro malgrado un esilio lungo 25 anni in un altro Stato allontanandosi dagli affetti più cari, dalla propria terra, dalla propria campagna, dal proprio nucleo familiare.Come nel film IL DIRITTO DI CONTARE (nelle sale in questi giorni) anche  questo film si innesta e trova la sua linfa vitale nel tema dei diritti civili; una storia, quella di Mildred e Richard, che arriverà fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America.A me questo film ha fatto pensare, da un lato alla storia bella e intensa descritta da Luc Besson nel film "The Lady- l’amore per la libertà " sulla leader della Birmania Aung San Suu Kyi e, dall’altro, per la linearità della regia, per la fotografia spoglia e bella allo stesso tempo, per schietta ambientazione a FARGO dei fratelli Coen.Da sottolineare la bravura degli attori protagonisti( Ruth Negga candidata al premio Oscar come miglior attrice protagonista), così vivi e veri da poterli cogliere con una mano oltre lo schermo.Da notare una chicca, il piccolo cameo del fotografo vestito di chiaro Michael Shannon( candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista  per "Animali notturni").Da vedere.Voto: 8 +
12/03/2017, 16:19



Ti-Presento-Toni-Erdmann


 



Recensione cinematografica del film "Ti Presento Toni Erdmann". La giovane regista tedesca Maren Ade mette in scena un film tutto incentrato sul rapporto padre-figlia, e lo fa in un modo del tutto personale ed originale, dando voce ad un padre che fa di tutto per mettersi al centro dell’attenzione della figlia, una figlia, Ines, donna in carriera tutta concentrata su lavoro, affari e  business.La chiave di lettura interessante del film viene fuori esattamente dal ruolo di questo padre che, vedendo una figlia troppo concentrata sul lavoro  che non si rende conto che il tempo passa, scorre velocemente ed  inesorabilmente, si rattrista perché lei è sempre concentrata sul lavoro, rigida, fredda, tedesca, appunto, senza mai accennare ad un sorriso.La regista mette in bocca al padre - rivolto alla figlia- questa frase: "Ines, sei felice?" E da lì una serie di scherzi e di gag divertenti in cui Toni Erdmann tenta a modo suo, burlandosi del mondo intero, di avvicinarsi sempre più ad una figlia che non sembra interessarsi di nulla se non della propria carriera.Il film ha non poche pecche e limiti.Sicuramente a tratti è noioso, lungo e lento.Anziché farlo durare 162 minuti la pluripremiata regista poteva fare dei doverosi tagli ad alcune scene che a mio parere sono superflue, inutili e ridondanti.Candidato all’Oscar come miglior film tedesco( ma interamente girato in Romania), il film vanta attori bravissimi e perfetti nei loro rispettivi ruoli, Peter Simonishek, strepitoso nelle sue performance da buffone e sempre pronto a scherzare, e Sandra Hüller, in tailleur decisamente di taglio maschile e super determinata al raggiungimento degli obiettivi professionali.Ma vivere la vita è un’altra cosa...Voto:7-
Gabriella Sanzone
03/03/2017, 10:00

Rosso Istanbul, Ferzan Ozpetek



"Rosso-Istanbul"-di-Ferzan-Ozpetek


 



Recensione cinematografica del film "Rosso Istanbul" di Ferzan Ozpetek: il grande maestro turco ci regala una pellicola tutta incentrata sulla figura di un editore Ohran, che torna nella sua Istanbul dopo venti anni di esilio per aiutare a completare un lavoro dell’amico regista Deniz. Più che rosso Istanbul questo film potrebbe essere intitolato "giallo Istanbul" dal momento che con l’arrivo di Orhan nella città sul Bosforo la trama diventa sempre più fitta, come un mistero, per la scomparsa improvvisa del regista Deniz. Il film a tratti lento e noioso si svela mano a mano fino a creare un tessuto di immagini, di sguardi, di nostalgia, di ricordi, di amori e paure che ruotano tutte attorno al protagonista, che altro non è che l’alter ego dello stesso Ozpetek. A distanza di vent’anni dal celebre film " Bagno Turco" il regista ritorna nella sua città natìa e non fa un film di fattura politica infatti la data iniziale del film(13 maggio 2016)  fa capire subito che siamo prima del golpe del 15 luglio del 2016.Purtroppo, nonostante lo sforzo di Ferzan, siamo molto distanti da piccoli gioielli come " Le fate ignoranti", Saturno contro" e "Mine vaganti " film che rimangono -secondo me- tra i più belli del regista, perché in questa pellicola c’è una eccessiva frammentazione dei personaggi quindi forse un tentativo mal riuscito di fare un cameo di storie, emozioni, vissuti, relazioni che forse non riescono esattamente a trasmettere allo spettatore quel valore aggiunto che fa di un film un gran bel film. È un lavoro molto introspettivo schietto crudo aspro è un film in cui, se non per brevi tratti, manca il pathos ecco perché secondo me è un film incompleto e quindi non paragonabile, pur nella diversità, ai film precedenti.Bellissima la colonna sonora e, a tratti la fotografia.Attori molto convincenti e di comprovata recitazione.Voto: 6 e 1/2

Gabriella Sanzone


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