11/04/2018, 13:37



TONYA


 



recensione di Gabriella Sansone

Moglie di Leonardo Di Caprio in " The Wolf of Wall Street "(2013 ) e abilissima ladra accanto a  Will Smith in "Focus "(2015),
Margot Robbie, considerata oggi dal Time tra le 100 persone più influenti al mondo, attrice australiana nonché  produttrice del film Tonya, è decisamente il personaggio dell’ anno.

Con un duro allenamento giornaliero sui pattini  durato per ben 4 mesi  prima delle riprese del film, Margot Robbie, che indossa divinamente bene colorati e sgargianti vestiti cuciti a mano con immensi sacrifici, interpreta alla perfezione la grande pattinatrice americana Tonya Harding passata alle cronache non solo per il famoso triplo axel , che solamente sei pattinatrici dopo di lei riuscirono a fare, ma anche per uno scandalo  e per il suo carattere crudo e duro.

Non mi va di raccontare la trama film, lascio allo spettatore ogni interpretazione ma sicuramente questo è un film che ha una grossa valenza sociologica , è un film completo sotto tutti i punti di vista: dal difficile rapporto  con la madre, la superlativa e magistrale Alison Janney
( premio Oscar miglior attrice non protagonista 2018), alla sua stessa adolescenza e poi al matrimonio fallito con il nullafacente e manesco Jeff  Gillooly, un sodalizio travagliato che brucia e fa male come le viscere dell’inferno.

La cosa che più sorprende é scoprire  nella parte finale del film che Tonya non andava bene per gli arbitri e per i giudici di gara perché lei non rappresentava il modello della famiglia normale americana, non piaceva il suo stile di vita, non piaceva come si comportava con i giudici, non incarnava dolcezza e delicatezza che tanto si addicono ad una pattinatrice  perché Tonya ha convissuto con la violenza a tal punto da prendere poi una decisione finale che si discosta dal suo amore per il pattinaggio perché , come dice lei stessa nel film, "devo pagare le bollette" e quindi pur di restare sotto i riflettori cambia la sua prospettiva di vita e di sport.

Per i grandi fruitori di cinema non mancheranno sicuramente dei riferimenti lampanti con il bellissimo film interpretato da Natalie Portman (  che le valse il premio Oscar 2010) ne "Il cigno nero "per quanto riguarda la competizione, la lealtà sportiva e la rivalità ma anche con il recente film trionfante al  Festival del Cinema di Roma "Borg /McEnroe" ed è  proprio il carattere  "contro tutto e tutti" di Mcenroe che si avvicina molto a quello di Tonya.
Ed infine due chicche:

Della famosa pattinatrice Tonya Harding che vinse  il campionato mondiale nel 1991 si disse che era il personaggio più famoso negli Stati Uniti dopo Bill Clinton!

Margot Robbie appena ha saputo di essere stata candidata all’Oscar con attrici del calibro di Meryl Streep e di Frances Mcdormand pare che  abbia fatto un boato perché non credeva veramente a quello che aveva sentito in televisione!!!

ASSOLUTAMENTEDA VEDERE.VOTO: 8  e 1/2
15/03/2018, 13:29



Quello-che-non-so-di-lei-di-Roman-Polanski


 



Quello che non so di lei di Roman Polanski

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2017 il film, tratto dal romanzo UNA STORIA VERA di Delphine  Vigan,  é  decisamente il thriller psicologico più bello dell’anno.
Interamente girato in Francia, il regista Roman Polanski mette al centro dell’attenzione due donne , due personalità e due caratteri completamente  diversi; da un lato la scrittrice Delphine( Emmanuelle Seigner, attuale moglie di Polanski) che vive di fasti del passato e di romanzi di successo perché non riesce più a trovare ispirazione ed è in completo black out motivazionale e di idee per scrivere un nuovo libro da presentare ai propri lettori,  dall’altro la presenza pressante e ossessiva di Leila che diventa  -mano a mano- ricettacolo di segreti, confessioni, fragilità, debolezze della scrittrice che si confida con lei.
Il film è girato da manuale, dal montaggio delle scene all’intera impostazione del plot narrativo; non c’è un attimo in cui lo spettatore si distrae guardando l’orologio neppure ci si accorge dello stacco del primo tempo, un film ad alta tensione ma soprattutto la cosa che colpisce è che si tratta di un film tutt’altro che scontato, nel momento in cui lo spettatore immagina quello che sta per accadere, Roman Polanski cambia le carte in tavola e ti presenta colpi di scena, azione ed una chiusura del film del tutto inaspettata così come quando un lettore si ritrova di fronte ad un bel libro coinvolgente, appassionato ed intrigante e quindi dà spazio all’immaginazione più totale come se ci trovassimo di fronte alla lettura e non alla Settima arte...quella del cinema.

Bravissime le due protagoniste diverse fisicamente una più dimessa e trascurata, quasi stanca e inerme,  l’altra sempre in tiro elegantissima, truccata e pronta sfoderare collant setificati  sotto un elegante ed attillato impermeabile nero ed entrambe sono perfette nei  ruoli che hanno interpretato; non c’è una pecca in questo film, tutto al posto giusto nel momento giusto.
Certo se il regista Roman Polanski , polacco di nascita ma naturalizzato francese, alla bella età di 84 anni ci regala un film del genere speriamo ancora in film così intriganti  e di successo anche per il futuro.
DA VEDERE.
Voto 8 e mezzo.
23/02/2018, 17:31



“Newness”-(2017),-di-Drake-Doremus


 



Recensionedi Andrea Giostra

 

Chi sono i “Millennial”di cui si parla brillantemente in questo interessante film scritto da Ben York Jones e diretto da Drake Doremus?

Forse è questa la prima domanda alla quale dovremmo rispondereper scrivere di questo racconto cinematografico neorealista, dei nostri giorni,del Ventunesimo secolo. La letteratura anglosassone d’oltreoceano, ma adessoanche quella europea ed italiana, definisce i Millennial come «persone natetra il 1985 e il 2005… ovvero, la generazione di giovani occidentali nati trala metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila… vengono definitisoggetti pigri, coccolati, narcisisti e superficiali… e secondo alcuni studiosiamericani, saranno “quelli che ci salveranno” perché, malgrado le apparenzecomportamentali narcisistiche ed egocentriche, il sessanta per cento di loro hacome priorità quella di crearsi una buona famiglia.»

Credo che la definizione scientifica, ovvero letteraria, cheabbiamo appena riportato, potrebbe essere un ottimo incipit per raccontare e scrivere di questo film che si potràvedere solo sul sempre più potente portale Netflix.

 

La bulimia delle relazioni tra pari, consumate voracemente attraversol’aggancio da siti web di incontri e sexy-chat, che hanno quale fineprioritario la novità (“Newness”) delrapporto sessuale, soddisfatto il quale si passa ad una dimensione di solitudineinsopportabile che riporta, di lì a poco, il Millennial ad una irrequieta astinenza che li trascina inconsapevolialla ricerca di un nuovo rapporto, sembra riprodurre pedissequamente lo stiledi vita della società occidentale globalizzata del Ventunesimo secolo e delconsumatore seriale “usa-e-getta” mosso da una sorta di forza direttrice che loavviluppa verso un’obsolescenza programmata nevrotico ossessiva delle relazionisociali e amicali.

Il film riproduce in modo molto incisivo e convincente le dinamicherelazionali tra pari dei giorni nostri, di giovani adulti e adolescenti di unaLos Angeles del 2017, inquinate da attempati e ricchi adulti che cercano disfruttare narcisisticamente ed egocentricamente l’apparente mancanza di punti certidi riferimento, sia morali che etici, dei giovani protagonisti di questa storia.

Laddove tutto sembra perduto, tutto vissuto con una conturbante superficialitàe leggerezza che si rivela al contempo dolorosa e sofferta, l’istinto atavico dell’uomoMillennial si orienta improvviso nelladirezione della cultura tradizionale che abbisogna, per raggiungere unequilibrio stabile e una vita soddisfacente, di punti di riferimento solidi echiari che rinuncino consapevoli a tutte le possibili scelte del mondo virtual, per concentrarsi verso unlibero arbitrio tipico delle tradizioni sociali occidentali che concepiscono ilrapporto di coppia monogamico l’unico in grado di garantire solidità e sicurezzaad una vita famigliare fruttuosa, seppur nella consapevole conseguenza deirischi della quotidianità e della monotonia della relazione amorosa di lungadurata.

Uno dei messaggi subliminali del film di Ben York Jones e DrakeDoremus, potrebbe forse essere quello che è arrivato il momento di abbandonareil consumato detto “vivi la tua giornata comese fosse l’ultima”, che ha inquinato la vita e le scelte relazionali esociali di tantissimi nati della seconda metà del ‘900 occidentale. Lanarrazione di “Newness” dimostrainequivocabile che questa matrice comportamentale genera solitudine e angosciainsopportabili.

Il film è certamente da vedere in modo transgenerazionale, per igiovani Millennial e per i nati nel ‘900perché, senza alcun dubbio, apre uno spiraglio voyeuristico su una realtà deinostri giorni apparentemente del sottosuolo, e perché, al contempo, innescariflessioni interessanti che forse ci faranno comprendere qual è la direzione cheha intrapreso la nostra cultura “globalizzata” dai social e dalle nuove forme di relazione virtual.

 

Gabi (Laia Costa) e Martin (Nicholas Hoult) sono due Millennial che vivono e lavorano a LosAngeles nell’anno del Signore 2017. Una notte, dopo aver fissato un appuntamentoattraverso una chat, si incontrano in un locale e si conoscono. La lororelazione dovrebbe essere targata “usa-e-getta”, ma si trasforma in una “live-in relationship”, una relazione abituale,stabile. Per tenere vivace e intrigante il loro rapporto, devono inventarsidelle “Newness”, delle novità, cheperò li porteranno in terreni tortuosi e, infine, a scelte apparentemente imprevedibili.




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