23/02/2018, 17:19



IL-FILO-NASCOSTO


 



Londra, anni 50: tutte le nobildonne e il gentilsesso del jet set britannico vogliono un abito cucito e confezionato da lui,  Reynolds Woodcock, stilista di moda e personaggio eccentrico, perfezionista fino all’esasperazione, nella realizzazione  dei suoi abiti e non solo, indefesso lavoratore sempre con aghi, spilli e stoffe tra le mani.

Le donne lo amano ma lui non sembra accorgersi della differenza tra una e l’altra.
A volte lo ispirano per le sue creazioni ma non riesce ad innamorarsi, trattando tutti con freddezza e indifferenza ,con un carattere decisamente insopportabile e fastidioso.

Il quarantottenne regista americano Paul Thomas Anderson dopo i grandi successi Magnolia- Vizio di forma-  The master, Il  petroliere
( che  valse a Daniel Day Lewis il premio per il miglior Oscar  protagonista) confeziona uno dei film più belli dell’intera stagione cinematografica, candidato a 6 premi Oscar per la notte dorata e tanto attesa del 4 marzo.

Dagli abiti confezionati allo staff delle sarte tra pizzi, merletti e cappelli alla moda, alle tazze e alle teiere, agli sguardi ieratici della sorella, alla dolcezza indifesa di Alma, musa ispiratrice di Reynolds e non solo, tutto in questo film ha una giusta collocazione ma su tutto quello che domina sovrano è sicuramente la colonna sonora, non c’è scena del film in cui la musica non faccia la sua parte, scandendo,  come il ticchettio della pioggia che batte sui vetri in una fredda giornata d’inverno di una campagna londinese, la vita e la creatività di Woodcock.

Per certi versi la figura di Reynolds Woodcock  mi ha fatto molto pensare a
Virgin Oldman (Geoffrey Rush) del film
"La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore, un uomo dedito anima e corpo al suo lavoro, calcolatore, freddo, capace di pianificare tutto fino a quando non arriva una nuova presenza nella sua vita  che sconvolge completamente la routine e le regole  che  avevano fino a quel momento dominato  il suo modo di pensare e di fare.

Daniel Day Lewis con già all’attivo ben tre statuette è candidato per la quarta volta come miglior attore protagonista per gli Oscar 2018 e se  è vero che recentemente il noto attore britannico ha dichiarato che a 60 anni si sarebbe fermato con la sua attività cinematografica dopo aver visto la performance di questo film sicuramente ci auguriamo che lui per i prossimi 20 o 30 anni possa continuare a recitare a questi livelli!

Il film di rara bellezza ha un finale a sorpresa veramente geniale, originale e fuori da ogni schema che tanto farà riflettere Il grande pubblico sulla capacità di amare su quello che si è in grado di dare e su quello che si riceve.

Complimenti al regista per aver dato un significato profondo ad un modus pensandi ed operandi di un uomo e di un artista che ha bisogno continuamente di attingere ad una fonte per ritrovare se stesso e per poter dire alla propria donna... con non poca fatica" Ti amo".

ASSOLUTAMENTE DA VEDERE.VOTO:9
RECENSIONE DI GABRIELLA SANZONE
06/02/2018, 11:09



“Darkest-Hour---L’ora-più-buia”-(2017),-di-Joe-Wright


 



Recensionedi Andrea Giostra

Era il 29 ottobre 1941 quando Winston Churchill (1874–1965), Primo Ministro delRegno Unito, in visita istituzionale aigiovani studenti inglesi della Harrow School” di Londra, dove dagiovane era stato uno dei suoi allievi più brillanti, tenne un discorso nelquale pronunciò queste parole: «Thepessimist sees the problems in every opportunity. Whereas the optimist sees theopportunity in every problem … Never give in, never give in, never, never,never, never; in nothing, great or small, large or petty; never give in exceptto convictions of honor and good sense» Il pessimista vede i problemi in ogniopportunità. Invece l’ottimista vede l’opportunità in ogni problema … Non arrenderti mai. Nonarrenderti mai. Mai, mai, mai, mai; in niente, grande o piccolo, importante oinsignificante. Non arrenderti mai, se non di fronte ai tuoi principi e al buonsenso.»).

Potrebbero essere queste parole l’incipit per scrivere di questobellissimo film storico-biografico scritto e sceneggiato da Anthony McCarten, checi riporta indietro nel tempo facendoci comprendere, ancora oggi, il travagliodell’animo umano dei nostri più grandi uomini di fronte al baratro della finepiù crudele e spietata quale fu quella minacciata agli inglesi e all’Europaintera dal regime nazista di Adolf Hitler. Il pessimismo o l’ottimismo, lasperanza o la disperazione, la fiducia o lo scetticismo, la vittoria o lasconfitta, la libertà o la schiavitù? Furono questi dubbi che attanagliaronoChurchill nelle notti nelle quali dovette decidere, per il Regno Unito, maanche per l’intera Europa, se soccombere oppure reagire, se accettare un iniquoarmistizio o attaccare il nemico nazista con tutte le forze.

“L’ora più buia”, diretta da Joe Wright,racconta tutto questo, e lo fa proprio bene, con un interprete straordinario e moltoefficace nel trasmettere pathos edemozioni, il candidato al premio Oscar 2018 quale miglior attore, Gary Oldman.

La narrazione filmica di quegli accadimenti, edei conflitti interni ai partiti inglesi per decidere la strada da percorrere,si conclude con il discorso che il 3 giugno 1940 Churchill tenne alla Cameradei Comuni, che portarono il parlamento del Regno Unito a fare la scelta chesalvò l’Europa dal nazismo… «… Abbiamodi fronte molti molti lunghi mesi di lotta e sofferenza… Andremo avanti finoalla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani,combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria, difenderemo lanostra isola, qualunque possa essere il costo. Combatteremo sulle spiagge,combatteremo sulle piste d’atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade,combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai… perché senza vittoria nonpuò esserci sopravvivenza.»

Furono le grandi abilità oratorie di Churchill a far pendere labilancia per la scelta politica più dolorosa, ma che si rivelerà anche la piùgiusta. Quelle straordinarie abilitàoratorie e narrative di quello che fu anche lo scrittore Winston S. Churchill(lo pseudonimo che utilizzò quale artista), che nel 1953 lo condussero avincere il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: «His mastery of historical and biographicaldescription as well as for brilliant oratory in defending exalted humanvalues.» («Per la sua padronanza nella descrizione storica e biografica, cosìcome per la brillante oratoria in difesa dei nobili valori umani.»)

01/02/2018, 15:40



CHIAMALO-COL-TUO-NOME


 



recensione di Gabriella Sanzone.

Estate 1983:il ventiquattrenne studente americano Oliver si trasferisce nella casa di campagna in Lombardia del professore con cui fa il dottorato di ricerca e il figlio di questo, Elio, inizierà a convivere con questa nuova presenza nella loro casa,  prima e, nella sua vita privata, poi.

Secondo me nell’intenzione del regista non c’era l’idea di fare un film sull’omosessualità anche perché il tema è stato già battuto e ribattuto a livello internazionale e mondiale da molti  colleghi ma Guadagnino voleva mettere a fuoco le dinamiche di un adolescente ( Elio)  e della sua vera identità sessuale, cosa vuol dire cercare ad ogni costo di avere una storia " normale" con una ragazza coetanea "normale" ed invece scoprirsi irresistibilmente attratti da un’altra persona di sesso maschile.

La cosa che più colpisce del film è senza alcun dubbio la sofferenza che deriva dall’amore e dall’aver amato; se si è stati bene, se si ha amato tanto una persona e poi quella persona con molta leggerezza prende il telefono e chiama comunicando che sta per sposarsi con un’ altra, crolla il mondo sopra la testa.

Sicuramente in questo viene fuori l’analisi più vera ma anche più amara di tutto il film.

Pilastri  saldi dell’intera pellicola sono  una fotografia bella, pura, pulita, nitida, di rara intensità ed una colonna sonora perfetta ed impeccabile, che fa si che uscendo dal cinema resterà impressa l’ultima immagine, forte, dolorosa e triste;
ed è quella, secondo me, tutta la chiave di lettura dell’intero film.

Da sottolineare sicuramente la bravura dei due protagonisti candidati entrambi al Golden Globe 2017 ,Timothee  Chalamet, nella scoperta delle sue pulsioni sessuali e nel travaglio interiore stesso nascosto da due auricolari  e dall’isolamento stesso che provoca la musica, e Oliver- Armie Hammer, un corpo statuario che tanto fa pensare alla classicità greca.

Per non parlare dei continui riferimenti di questo film e del modo di fare regia di Luca Guadagnino, palermitano, classe ’71, che sicuramente guarda ai grandi maestri della settima arte da James Ivory (Camera  con vista, Quel che resta del giorno) a, soprattutto, Bernardo Bertolucci, per il film The Dreamers.

Candidato al premio Oscar per la sceneggiatura non originale.

 Voto 9. Da vedere.


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