23/02/2018, 17:31



“Newness”-(2017),-di-Drake-Doremus


 



Recensionedi Andrea Giostra

 

Chi sono i “Millennial”di cui si parla brillantemente in questo interessante film scritto da Ben York Jones e diretto da Drake Doremus?

Forse è questa la prima domanda alla quale dovremmo rispondereper scrivere di questo racconto cinematografico neorealista, dei nostri giorni,del Ventunesimo secolo. La letteratura anglosassone d’oltreoceano, ma adessoanche quella europea ed italiana, definisce i Millennial come «persone natetra il 1985 e il 2005… ovvero, la generazione di giovani occidentali nati trala metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila… vengono definitisoggetti pigri, coccolati, narcisisti e superficiali… e secondo alcuni studiosiamericani, saranno “quelli che ci salveranno” perché, malgrado le apparenzecomportamentali narcisistiche ed egocentriche, il sessanta per cento di loro hacome priorità quella di crearsi una buona famiglia.»

Credo che la definizione scientifica, ovvero letteraria, cheabbiamo appena riportato, potrebbe essere un ottimo incipit per raccontare e scrivere di questo film che si potràvedere solo sul sempre più potente portale Netflix.

 

La bulimia delle relazioni tra pari, consumate voracemente attraversol’aggancio da siti web di incontri e sexy-chat, che hanno quale fineprioritario la novità (“Newness”) delrapporto sessuale, soddisfatto il quale si passa ad una dimensione di solitudineinsopportabile che riporta, di lì a poco, il Millennial ad una irrequieta astinenza che li trascina inconsapevolialla ricerca di un nuovo rapporto, sembra riprodurre pedissequamente lo stiledi vita della società occidentale globalizzata del Ventunesimo secolo e delconsumatore seriale “usa-e-getta” mosso da una sorta di forza direttrice che loavviluppa verso un’obsolescenza programmata nevrotico ossessiva delle relazionisociali e amicali.

Il film riproduce in modo molto incisivo e convincente le dinamicherelazionali tra pari dei giorni nostri, di giovani adulti e adolescenti di unaLos Angeles del 2017, inquinate da attempati e ricchi adulti che cercano disfruttare narcisisticamente ed egocentricamente l’apparente mancanza di punti certidi riferimento, sia morali che etici, dei giovani protagonisti di questa storia.

Laddove tutto sembra perduto, tutto vissuto con una conturbante superficialitàe leggerezza che si rivela al contempo dolorosa e sofferta, l’istinto atavico dell’uomoMillennial si orienta improvviso nelladirezione della cultura tradizionale che abbisogna, per raggiungere unequilibrio stabile e una vita soddisfacente, di punti di riferimento solidi echiari che rinuncino consapevoli a tutte le possibili scelte del mondo virtual, per concentrarsi verso unlibero arbitrio tipico delle tradizioni sociali occidentali che concepiscono ilrapporto di coppia monogamico l’unico in grado di garantire solidità e sicurezzaad una vita famigliare fruttuosa, seppur nella consapevole conseguenza deirischi della quotidianità e della monotonia della relazione amorosa di lungadurata.

Uno dei messaggi subliminali del film di Ben York Jones e DrakeDoremus, potrebbe forse essere quello che è arrivato il momento di abbandonareil consumato detto “vivi la tua giornata comese fosse l’ultima”, che ha inquinato la vita e le scelte relazionali esociali di tantissimi nati della seconda metà del ‘900 occidentale. Lanarrazione di “Newness” dimostrainequivocabile che questa matrice comportamentale genera solitudine e angosciainsopportabili.

Il film è certamente da vedere in modo transgenerazionale, per igiovani Millennial e per i nati nel ‘900perché, senza alcun dubbio, apre uno spiraglio voyeuristico su una realtà deinostri giorni apparentemente del sottosuolo, e perché, al contempo, innescariflessioni interessanti che forse ci faranno comprendere qual è la direzione cheha intrapreso la nostra cultura “globalizzata” dai social e dalle nuove forme di relazione virtual.

 

Gabi (Laia Costa) e Martin (Nicholas Hoult) sono due Millennial che vivono e lavorano a LosAngeles nell’anno del Signore 2017. Una notte, dopo aver fissato un appuntamentoattraverso una chat, si incontrano in un locale e si conoscono. La lororelazione dovrebbe essere targata “usa-e-getta”, ma si trasforma in una “live-in relationship”, una relazione abituale,stabile. Per tenere vivace e intrigante il loro rapporto, devono inventarsidelle “Newness”, delle novità, cheperò li porteranno in terreni tortuosi e, infine, a scelte apparentemente imprevedibili.


23/02/2018, 17:19



IL-FILO-NASCOSTO


 



Londra, anni 50: tutte le nobildonne e il gentilsesso del jet set britannico vogliono un abito cucito e confezionato da lui,  Reynolds Woodcock, stilista di moda e personaggio eccentrico, perfezionista fino all’esasperazione, nella realizzazione  dei suoi abiti e non solo, indefesso lavoratore sempre con aghi, spilli e stoffe tra le mani.

Le donne lo amano ma lui non sembra accorgersi della differenza tra una e l’altra.
A volte lo ispirano per le sue creazioni ma non riesce ad innamorarsi, trattando tutti con freddezza e indifferenza ,con un carattere decisamente insopportabile e fastidioso.

Il quarantottenne regista americano Paul Thomas Anderson dopo i grandi successi Magnolia- Vizio di forma-  The master, Il  petroliere
( che  valse a Daniel Day Lewis il premio per il miglior Oscar  protagonista) confeziona uno dei film più belli dell’intera stagione cinematografica, candidato a 6 premi Oscar per la notte dorata e tanto attesa del 4 marzo.

Dagli abiti confezionati allo staff delle sarte tra pizzi, merletti e cappelli alla moda, alle tazze e alle teiere, agli sguardi ieratici della sorella, alla dolcezza indifesa di Alma, musa ispiratrice di Reynolds e non solo, tutto in questo film ha una giusta collocazione ma su tutto quello che domina sovrano è sicuramente la colonna sonora, non c’è scena del film in cui la musica non faccia la sua parte, scandendo,  come il ticchettio della pioggia che batte sui vetri in una fredda giornata d’inverno di una campagna londinese, la vita e la creatività di Woodcock.

Per certi versi la figura di Reynolds Woodcock  mi ha fatto molto pensare a
Virgin Oldman (Geoffrey Rush) del film
"La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore, un uomo dedito anima e corpo al suo lavoro, calcolatore, freddo, capace di pianificare tutto fino a quando non arriva una nuova presenza nella sua vita  che sconvolge completamente la routine e le regole  che  avevano fino a quel momento dominato  il suo modo di pensare e di fare.

Daniel Day Lewis con già all’attivo ben tre statuette è candidato per la quarta volta come miglior attore protagonista per gli Oscar 2018 e se  è vero che recentemente il noto attore britannico ha dichiarato che a 60 anni si sarebbe fermato con la sua attività cinematografica dopo aver visto la performance di questo film sicuramente ci auguriamo che lui per i prossimi 20 o 30 anni possa continuare a recitare a questi livelli!

Il film di rara bellezza ha un finale a sorpresa veramente geniale, originale e fuori da ogni schema che tanto farà riflettere Il grande pubblico sulla capacità di amare su quello che si è in grado di dare e su quello che si riceve.

Complimenti al regista per aver dato un significato profondo ad un modus pensandi ed operandi di un uomo e di un artista che ha bisogno continuamente di attingere ad una fonte per ritrovare se stesso e per poter dire alla propria donna... con non poca fatica" Ti amo".

ASSOLUTAMENTE DA VEDERE.VOTO:9
RECENSIONE DI GABRIELLA SANZONE
06/02/2018, 11:09



“Darkest-Hour---L’ora-più-buia”-(2017),-di-Joe-Wright


 



Recensionedi Andrea Giostra

Era il 29 ottobre 1941 quando Winston Churchill (1874–1965), Primo Ministro delRegno Unito, in visita istituzionale aigiovani studenti inglesi della Harrow School” di Londra, dove dagiovane era stato uno dei suoi allievi più brillanti, tenne un discorso nelquale pronunciò queste parole: «Thepessimist sees the problems in every opportunity. Whereas the optimist sees theopportunity in every problem … Never give in, never give in, never, never,never, never; in nothing, great or small, large or petty; never give in exceptto convictions of honor and good sense» Il pessimista vede i problemi in ogniopportunità. Invece l’ottimista vede l’opportunità in ogni problema … Non arrenderti mai. Nonarrenderti mai. Mai, mai, mai, mai; in niente, grande o piccolo, importante oinsignificante. Non arrenderti mai, se non di fronte ai tuoi principi e al buonsenso.»).

Potrebbero essere queste parole l’incipit per scrivere di questobellissimo film storico-biografico scritto e sceneggiato da Anthony McCarten, checi riporta indietro nel tempo facendoci comprendere, ancora oggi, il travagliodell’animo umano dei nostri più grandi uomini di fronte al baratro della finepiù crudele e spietata quale fu quella minacciata agli inglesi e all’Europaintera dal regime nazista di Adolf Hitler. Il pessimismo o l’ottimismo, lasperanza o la disperazione, la fiducia o lo scetticismo, la vittoria o lasconfitta, la libertà o la schiavitù? Furono questi dubbi che attanagliaronoChurchill nelle notti nelle quali dovette decidere, per il Regno Unito, maanche per l’intera Europa, se soccombere oppure reagire, se accettare un iniquoarmistizio o attaccare il nemico nazista con tutte le forze.

“L’ora più buia”, diretta da Joe Wright,racconta tutto questo, e lo fa proprio bene, con un interprete straordinario e moltoefficace nel trasmettere pathos edemozioni, il candidato al premio Oscar 2018 quale miglior attore, Gary Oldman.

La narrazione filmica di quegli accadimenti, edei conflitti interni ai partiti inglesi per decidere la strada da percorrere,si conclude con il discorso che il 3 giugno 1940 Churchill tenne alla Cameradei Comuni, che portarono il parlamento del Regno Unito a fare la scelta chesalvò l’Europa dal nazismo… «… Abbiamodi fronte molti molti lunghi mesi di lotta e sofferenza… Andremo avanti finoalla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani,combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria, difenderemo lanostra isola, qualunque possa essere il costo. Combatteremo sulle spiagge,combatteremo sulle piste d’atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade,combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai… perché senza vittoria nonpuò esserci sopravvivenza.»

Furono le grandi abilità oratorie di Churchill a far pendere labilancia per la scelta politica più dolorosa, ma che si rivelerà anche la piùgiusta. Quelle straordinarie abilitàoratorie e narrative di quello che fu anche lo scrittore Winston S. Churchill(lo pseudonimo che utilizzò quale artista), che nel 1953 lo condussero avincere il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: «His mastery of historical and biographicaldescription as well as for brilliant oratory in defending exalted humanvalues.» («Per la sua padronanza nella descrizione storica e biografica, cosìcome per la brillante oratoria in difesa dei nobili valori umani.»)



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