02/03/2019, 01:22



"Green-book"-(2018),-di-Peter-Farrelly


 



Recensione di Andrea Giostra  

Film bellissimo! Si potrebbe incorniciare con questedue semplici parole questa emozionante produzione cinematografica frutto di unasplendida sceneggiatura originale scritta a otto mani che ha saputo benricostruire una storia vera degli anni Sessante statunitensi tra un talentuosopianista afroamericano dell’elegante City newyorkese e un bizzarro e pieno digeniali risorse autista e tuttofare italoamericano del basso Bronx.Il disperato tentativo di alcunibuonisti ad oltranza radical chicitalici di affrettarsi a definire semplicisticamente Green book come un filmsul razzismo americano contro i "negri", è intellettualmente disonesto quanto lapalissianamenteimpreciso. È vero invece che è uno splendido filmsul razzismo e sulla xenofobia (non solo statunitensi) generati dalla "pauradel diverso da noi", visti e raccontati da angolature diverse, da prospettiveprismatiche che fanno capire senza lasciare alcun dubbio che il razzismo, cosìcome la xenofobia, non è unidirezionale, dal bianco verso il nero comepregiudizialmente ed ipocritamente viene concepito da una sparuta parte degli pseudointellettuali italici, ma ha molteplici venature e ombre pluridirezionali.Ed è qui che nel film viene fuori l’eleganzae la raffinatezza della narrazione che sviluppa e districa con geniale maestriale molteplici prospettive del razzismo/xenofobia... quello del colore della pellee delle tradizioni, dell’educazione e della cultura, delle inclinazionisessuali e della religione, del cibo e dell’abbigliamento, del modo di parlare edel modo di mangiare, dei costumi e delle origini storico-sociali... Rimane la paura del diverso il tema principaleche affronta il film. E quando il diverso da noi diventa simile a noiattraverso un "percorso" di conoscenza frutto dello scontro e del confronto, delleconfessioni disinibite e delle emozioni irrefrenabili, della fiducia e dellavoglia di scoprire nuovi universi umani, è lì che vengono abbattuti i muri delladiffidenza pregiudiziale, e tutto come per magia appare nuovo, diverso, chiaro...tanto che non può che generare condivisione umana e solidarietà fraterna, come allafine dei tre mesi di "tour di concerti" tracciato dal "Green book" in giro pergli Stati Uniti del profondo sud accade tra l’italoamericano Tony Lip (unosplendido Viggo Mortensen) e il talentuoso pianista Don Shirley (un maestoso MahershalaAli).È questo il vero cuore narrativo delfilm che riesce a commuovere e a far luccicare gli occhi dello spettatore perle emozioni che riesce con una semplicità disarmante a generare.


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