01/05/2019, 12:30



Rina-La-Gioia,-regista-e-sceneggiatrice


 Intervista di Andrea Giostra.



Ciao Rina, benvenuta e grazie per la tua disponibilità.Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artistadella settima arte? Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha condottodove sei ora? Una domanda bella, madifficile da rispondere in quanto, la mia militanza artistica è lunga eraccontarla tutta, rischio di ammorbare: mi limito a dire le cose più essenziali:quindi... pratico l’Arte sin da giovanissima età... Pittura, Scultura, Installazioni,esponendo in Italia e all’Estero, in Gallerie, Musei, Teatri. Ho lavorato inTeatro realizzando Scene e Costumi per Spettacoli di Compagnie professionali,fino ad approdare alla Biennale diVenezia. Lascio una docenza di disciplinePittoriche nel Liceo Artistico, rinuncio ad una cattedra di Pittura e accetto quella di Scenografia nelle Accademie di Belle Arti, fino a dedicarmi allascrittura drammaturgica: opere teatrali, pubblicate, premiate e prodotte inspettacoli con circuitazioni nazionali ed internazionali. Fondo "La Misenscène",un’Associazione artistica e culturale, sul pensiero di Joseph Beuys, trasformandola nel tempo in "La Misenscène Production", operativa fino ad oggi. Inogni ambito artistico, ho riscosso riconoscimenti, premi, anche per l’attivitàartistica. Dalla scrittura teatrale, a quella cinematografica, il passo èbreve: tutte espressioni artistiche che non si tradiscono tra di loro, ma siintersecano in perfetta simbiosi. Chi sono i tuoimodelli e chi sono stati i tuoi maestri che vuoi ricordare in questaintervista? Devoconfessare che, stranamente, mi rendo conto di non avermai avuto modelli o maestri. Questa mia dichiarazione, non vuole sottintendere nessunapresunzione, diciamo che, apprezzandone diversi, sia italiani che stranieri, misono lasciata trasportare, forse inconsciamente, dove mi ha portato il cuore,la mente, grazie alla mia lunga e ricca esperienza in vari campi dell’arte. Qual è stato iltuo percorso artistico e professionale per diventare brava dietro la cinepresa? Tuttala mia esperienza artistica mi è servita per poter stare anche dietro unacinepresa: partendo dalla fotografia, nel senso che da subito, ho fotografatotutti i miei lavori, di pittura, scultura, i plastici delle mie scenografie infase di allestimento, come se si trattasse della scrittura di scene, teatrali ocinematografiche, fino ad arrivare alle inquadrature delle location dei film,che per me, rappresentano dei quadri fini a sé stessi. Chi sono secondote i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi diloro ti piacerebbe lavorare e perché? Nondico che sono i più bravi in assoluto, ce ne sono di altri registi, siaitaliani che stranieri che mi piacciono, ma preferisco citarne solo due: Tornatoree Clint Eastwood.... per la loro coerenza, essenzialità, rigore,equilibrati nel dramma e nella poesia... Quali gli attori che vorresti dirigere? Mi piacerebbe seindicassi tre italiani e tre stranieri con i quali non hai mai lavorato e chevorresti dirigere. Non è la prima volta che mi viene posta questadomanda, e per bisogno di coerenza, rispondo dicendo che, citandone alcuni, siaitaliani o stranieri, prediligerei questi, e credo che non vada bene. Ancoraoggi sono del parere che, nel momento in cui scrivo una storia, per unadrammaturgia o per una sceneggiatura cinematografica, in automatico si profilal’immagine di un attore, secondo me il più appropriato per interpretare quelpersonaggio, e faccio di tutto per coinvolgerlo nel mio progetto, certa di fareun buon lavoro. «Lasceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai statoconcepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere leimmagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni diuna sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non sipuò creare un’atmosfera o niente del genere...» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delleparole di Kubrik sulla sceneggiatura, considerato che sei anche unasceneggiatrice? Quanto è importante la sceneggiatura per la realizzazione diun’opera cinematografica? La sceneggiatura perla realizzazione di un film è "importante", direi basilare: un lavoroper niente facile, e come non condividere il pensiero di Kubrik, civorrebbe una tavola rotonda per amplificare l’argomento. Comunque, la scritturadi una sceneggiatura ha il suo fascino: creare dal nulla, la parola che diventaimmagine, senza escludere la sofferenza per l’impossibilità a descrivere leatmosfere che vuoi. «Il cinema deveessere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo piùbello è quello del mito. Il cinema è mito». Sergio Leone(1929-1989). Cosa pensi di questa frase detta dal grande maestro Sergio Leone?Cosa deve essere il cinema per chi lo crea e per chi ne gode da spettatore?...  Non condivido questo pensiero: sono del parereche il cinema, ci offre si "divagazioni", "divertimento", maanche e spesso, a nostra insaputa, ci da la possibilità di"ritrovarci", riconoscerci", e vogliamo escludere un’occasioneper riflettere?... Il cinema, per chi lo crea, è una espressione artistica, ok,ma credo che fermarsi sul fatto estetico, sia riduttivo, mentre, se si aggiungequel qualcosa che vogliamo rendere pubblica, magari per condividerla, sarebbepiù costruttivo: credo anche che il pubblico ne sia consapevole. Perché secondo te oggi il cinema è importante?  Perché ci apre"finestre" sul mondo, esteriore ed interiore: un mondo in cui credo chenoi, inconsapevolmente, ci rifugiamo: perché bisognosi di "emozioni"?Perché no, inconsciamente le cerchiamo, e il cinema ce le regala, perché ilcinema, sottintende che le "emozioni", sono vitali per la nostrasopravvivenza.  Recentemente hai realizzato un cortometraggio che è statoselezionato per il prestigioso concorso "Tulipani di seta nera 2019" che vedela partecipazione di "Rai Cinema Channel". Ci parli di questo lavoro? Comenasce il corto "Sindrome" e qual è il messaggio che vuoi arrivasse a chi loguarderà? La "maternità", trattata nel film,vuole solo essere solo un pretesto, per sottintendere un messaggio vitale:"non arrendersi mai", e quanto possa essere importante l’Arte nelcontesto, in quanto sono del parere che la conoscenza dell’Arte è uguale aCultura, e quanto la Cultura possa essere fondamentale per la nostra crescita. Quindi"Sindrome" nasce da unadomanda: "La visione di un’Opera d’Arte, a seguito di estremicompiacimenti, fra estetica e spiritualità, tipici delle sindromi di Stendhal edi Gerusalemme, potrebbe generare una fede, una speranza, ai fini dellarealizzazione di un sogno? È la domanda che mi sono posta scrivendo"Sindrome", una storia liberamente ispirata, di una donna che,raggiunta la soglia dei quaranta anni e stanca del vuoto che la circonda,decide di dare un senso alla propria vita: diventare madre. realizzazione di unsogno? Mi piace rendere noto che, al di là dei miei intenti, dal momento che ilmio film è in Sala, non mi appartiene più: è semplicemente e solo del pubblicoche vorrà fruirlo, libero di condividere o no le mie domande, di scoprire lesue risposte, di riscontrare le sue emozioni. A cosa stailavorando in questo momento? Quali i tuoi prossimi appuntamenti di lavoro? Stolavorando su di un’opera prima di Lungometraggio: si tratta di una storia vera,liberamente tratta da un romanzo, che per il momento vuole essere top-secretsul titolo e sull’Autore. Posso solo anticipare che, se il cinema"informa", il mio lavoro può rappresentare un occasione per farconoscere e rinnovare la memoria di un Autore che ha lasciato un segno nellamondo della cultura italiana, e quindi valorizzare la cultura del propriopaese. Se il cinema "informa", perché non trattare una vecchia storia,ribaltandola in tempi più ravvicinati, in quanto sottintende problematichesociali attuale che possono riguardarci? E se il cinema "insegna", midomando: il mio film, potrebbe entrare in una progettualità attiva, pertrovare, insieme, soluzioni?". Per quanto riguarda i miei prossimiappuntamenti di lavoro, auspico di essere contattata da un Produttore,interessato a "viaggiare" insieme a me, per creare, insieme, altre"emozioni" da regalare. Immagina una convention all’americana, Rina, tenuta in unteatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema.Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione,del teatro e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti daraccontare loro sulla tua arte?  Se il mio presupposto è quellodi lavorare per condividere le mie creazioni con il pubblico, trovarmi difronte a dei giovani, appassionati di cinema, è una vera gioia, ma, rispondoalla domanda, facendo passi indietro con la memoria, e mi rivedo, ora dietrouna cattedra, ora in una sala cinematografica, a parlare di cinema, dei mieilavori, delle mie esperienze artistiche, delle difficoltà dei sacrifici, delleattese, degli entusiasmi, delle emozioni, e rivedere i loro sguardi proiettatisu di me, a volte notando i loro occhi umidi, e mai stanchi di sentirmidialogare, oltre che affascinati dalle immagini delle mie opere, rendendo noto,per esempio, come si parte da un’idea, arrivando ad un palinsesto praticabile emi riferisco sia al Teatro che al Cinema. Parlando di onestà nel lavoro, senza perseguirefacili arrivismi, le fatiche fanno bene, le ricompense di un lavoro fatto benesono come una manna dal cielo, inculcando a loro il concetto che niente èfacile, e ciò che più conta, non è il "traguardo", quanto il "partire".E se ancora oggi mi seguono, questo vuol dire che a loro ho trasmesso qualcosache non dimenticheranno mai e cos’altro potrei aggiungere!? ... 
26/04/2019, 15:45



Ieva-Lykos,-attrice,-regista,-sceneggiatrice,-documentarista...


 Intervista di Andrea Giostra.



Ciao Ieva, benvenuta e grazie per la tua disponibilità.Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artistadella settima arte?  Grazie anche a te, Andrea!Questa domanda mi fa sentire ai tempi dei casting per principianti... Lascio a tel’incarico di presentarmi attraverso questa intervista... Grazie infinite!  Bene, allora scopriremo chi sei dalle tue risposte... Qualè stato il tuo percorso artistico che ti ha condotto dove sei ora? Sin da adolescente hopartecipato a spettacoli teatrali che andavano in scena al Teatro Nazionale "Mihai Eminescu" di Botosani, la mia cittànatale, organizzavo e conducevo spettacoli live di vario tipo. L’Università d’Artedrammaturgica si trovava a Bucarest e alla mia famiglia sembrava scomodo farmi iscrivereli perché distava molto da casa mia, quindi optai per Giornalismo e Lettere iscrivendomiall’Università Statale di Iasi, capitale culturale della Romania. Sono venutain Italia con l’intento di trovarmi un lavoro per qualche mese e poi ritornarein Romania, avevo tanta voglia di essere indipendente, ma lo stivale mi haaffascinata così tanto che sono rimasta. A quel punto dovevo far ripartire lamia vita in Italia da zero, e decisi di farlo al meglio, tanto è vero che mi iscrissial Teatro Gedeone di Milano perapprofondire la tecnica di recitazioneStanislavskij, applicata sia al cinema che al teatro. Dopo quattro anni distudio e piccoli ruoli per Mediasete All music, mi preparai per uncasting al Teatro Puccini di Firenzeper uno spettacolo con la regia di RiccardoRombi. Il provino andò molto bene, ma ero ancora troppo giovane per quellaparte e non fui presa. Dopo circa un anno fui convocata dallo stesso registaRombi, che aveva preparato una sua versione del "Soldatino di Piombo" diAndersen, dove mi proponeva un doppio ruolo, quello della ballerina e quello diArlecchino veneto, un personaggio creato adhoc. Nel periodo in cui lavorai per la sua compagnia teatrale, Catalyst di Firenze, fui chiamata peruna puntata pilota di una sit-com, "Tuttia bordo", da girare sulla nave da crociera, con la regia di Riccardo Recchia, noto soprattutto per Zelig, dove ebbi il ruolo della barman,poi mi fu assegnato il ruolo di Marta nel film "Racconto Calabrese" di RenatoPagliuso. Dopo nemmeno sei mesi, ricevetti una e-mail dal regista Carlo Fusco che mi chiedeva ilmateriale per valutarmi per il ruolo della protagonista, Ester, in un suo film conun cast internazionale composto da BruceDavison (nominato all’Oscar per "X -men"), Daryl Hannah ("Kill Bill") e TomSizemore ("Salvate il Soldato Ryan"). Il fatto di aver recitato in quelfilm, mi portò ad un forte cambiamento professionale e decisi di dedicarmi soloal cinema. Dopo poco tempo, al regista Carlo Fusco fu proposto di fare un filmartistico sulla vita del personaggio siciliano Salvatore Giuliano, ma subito dopo rinunciò al progetto per mancanzadi fondi e io, affascinata dalla storia del bandito-eroe di Montelepre, gli suggerii di fare unfilm documentario che lui trovò interessante, ma solo da produrre. Mi consegnòla regia perché Fusco non ama dirigere film documentari. Come definirestiil tuo stile recitativo? Chi sono i tuoi modelli e chi sono stati i tuoimaestri che vuoi ricordare in questa intervista? Pensodi avere uno stile fatto di varie sfaccettature, che vanno dal brillante, aldrammatico. Dentro di me, oltre al sarcasmo e all’umorismo, c’è anche tantatragedia che forse è innata, dato le mie origini greche. Ma c’è anche una forterisorsa che traggo dal mio vissuto personale. Cerco di mettere il mio cuore inmano allo spettatore, sarà lui a decidere se sono degna di apprezzamenti o no. Lavita quotidiana, come per tutti, resta per me una grande risorsa, sia comeattrice che come sceneggiatrice. Si impara soprattutto dalla gente comune, dallavita di tutti i giorni, dalle piccole emozioni che, con un poco di fantasia, siconcretizzano poi in capolavori. Non sono d’accordo che un attore abbia per forzabisogno di formazione. C’è da dire che in Italia si autoproclamano tuttiinsegnanti, molte scuole rovinano talenti piuttosto che formarli. Io, ad esseresincera, per la scuola che ho frequentato, ne ho tratto enormi benefici. Quelloche ho frequentato io al Teatro Gedeone era un ambiente piccolo e difamiglia, dove i maestri non mi risparmiavano se sbagliavo, dove dedicavanotempo per seguirmi perché arrivassi ad un risultato compiuto. Il metodo Stanislawskijti conduce a cercare nelle più profonde viscere di te stesso. C’erano volte chetornavo a casa piangendo, mi faceva paura quello che scoprivo su me stessa. Duegrandi modelli che porto nella mente e nel cuore sono Anna Magnani e MerylStreep, per me sono in assoluto le attrici migliori, più complete e complessedi tutti i tempi. Tu sei anche unaregista e documentarista. Qual è stato il tuo percorso professionale perdiventare brava anche dietro la cinepresa? Chi sono stati i tuoi maestri? Nelperiodo dell’università organizzai due documentari per la televisione indiana, facendoda assistente ad un giornalista di Calcutta, Amarendra Chackravorty."La storia degli zingari" e "Il castello e i misteri di Dracula".Quell’esperienza mi hanno fatto maturare una buona idea rispetto all’uso dellacinepresa per fare documentari. Ne "Il Padrino del Bandito Giuliano", giàin distribuzione in tutto il mondo, che ho scritto e diretto, ho avuto comemaestro Carlo Fusco che era sempre sul set, in qualità di produttore, ed essendoanche regista, lo trovai un fiume in piena, con tante cose da insegnare e dallequali imparare. Una cosa importante da precisare è che in un documentario,oltre alla visione cinematografica, bisogna avere una buona dose di realismonell’esposizione dei fatti. I miei studi di giornalismo mi hanno aiutato moltoin questo perché il lavoro documentaristico e di reportage non dà molto spazio all’artisticità,alla creatività e al soggettività della narrazione.  Chi sono secondote i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi diloro ti piacerebbe lavorare e perché? Nel panorama italianocredo sia GiuseppeTornatore. In lui quello che mi colpisce di più è soprattutto il suoperfezionismo nel quale mi ritrovo. Anche Tornatore ha prodotto e diretto documentariprima di diventare un grande regista. I suoi film appaiono perfetti da tutti ipunti di vista, dalla fotografia, ai costumi, alle scenografie, alla colonnasonora. Nelle sue opere nulla è lasciato al caso e questo mi fa apprezzaremolto i suoi lavori. Mi piacerebbe lavorare con Lars von Trier, ma non solo perché lo considero uno dei miglioriregisti in assoluto, bensì perché è un pazzo scatenato, un demonio sul set, unmancato dittatore e un misogino. Il regista influisce molto sull’interpretazionedell’attore e io funziono a meraviglia quando sono sotto pressione esoprattutto quando un uomo crede che noi donne valiamo poco. C’è una sorta disofferenza in me che viene ingigantita ed esposta meglio se sussistono tensionie vengo provocata. E poi sarei molto curiosa di osservare un matto partorire unnuovo capolavoro. Ci sarà una lieve forma di masochismo che giace in me? Non loso, sembra che le esperienze forti me le vado a cercare. Lui non me lo dimentichereimai, nel bene o nel male. Penso più nel male! «Lasceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai statoconcepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere leimmagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni diuna sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non sipuò creare un’atmosfera o niente del genere...» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delleparole di Kubrik sulla sceneggiatura, considerato che più volte ti seicimentata anche come sceneggiatrice? Quanto è importante la sceneggiatura perla realizzazione di un’opera cinematografica? Con tutto il rispettoper Kubrik, credo non abbia pienamente ragione. Ho letto centinaia disceneggiature negli ultimi anni, mi occupo anche di produzione cinematografica eti assicuro che le sceneggiature buone, anche se scritte in modo "telegrafico",trasmettono non solo le atmosfere, i toni, ma anche tante emozioni. È altresìvero che uno script, letto da unaddetto ai lavori, non è mai come letto da una persona che nulla ha a che farecon questo mestiere proprio perché questo genere di scrittura potrebbe apparireloro sterile. Tuttavia, scrivere "Francescarespira affannata. Riprova ad aprire la finestra. Le fiamme del fuoco la stannoper raggiungere. Piange disperata." credo dia a chiunque un’idea chiara sututto quello che sta accadendo. La sceneggiatura è fondamentale perché se èscritta bene, difficilmente verrà fuori un brutto film. Ti faccio un esempiorecente che io stessa ho vissuto sulla mia pelle. Ho scritto una sceneggiatura,"Paradise Valley", che è andata lo scorso anno in produzione. Il registasul set iniziò a modificare alcune sfaccettature dei personaggi, tagliava e modificavadelle scene. Ero scossa, ma non potevo dire niente, alla fine è lui che ha l’ultimaparola e io i diritti li avevo ceduti. Si sa, i registi fanno spesso questo. Quandoho visto il film terminato, ero a dir poco scandalizzata dalla mancanza dialcuni dettagli che erano stati tolti in fase di montaggio. Quello che oggileggo dalle critiche di alcuni esperti è che quello è un film che colpisce, chenon stanca mai, che scorre liscio e che piace. Quindi, se lo scheletro è buono,nessuno te lo demolirà ed ecco perché la sceneggiatura è fondamentale in un’operacinematografica. Lo stesso vale per "A Beautiful Mind" o "AmericanBeauty", film citati a caso. Senza i cast geniali, magari i risultati nonsarebbero stati da Oscar, ma quei film comunque non potevano venirne fuoribrutti perché’ trattavano storie belle e scritte bene.  Perché secondo te oggi il cinema è importante? Il cinema è stato sempreimportante per vari motivi, ma oggi la sua importanza sta prevalentementenell’intrattenimento. In un mondo cosi frenetico, dove lo stress fa da padrone,la gente prova sollievo a staccare un attimo la spina e a non pensare ai propriproblemi per qualche ora. Questo è un motivo che vale per la maggioranza dellepersone che guardano film, per quel pubblico che non acquista più un biglietto perandare al cinema, ma sceglie di sedersi comodamente sulla poltrona di casa,guardando i colossal o i film indipendenti su Netflix o Amazon Prime. Inoltre,come negli anni passati, il cinema resta tuttora un importante veicolo pertrasmettere informazioni, fatti sociali, storici e culturali, rappresenta lospecchio della massa. Ma può anche migliorare le persone tramite storie dimeravigliosi personaggi, può peggiorare la società esponendo in modo attrattivola violenza, le dipendenze, le sensazioni forti, etc.  Tu, Ieva, sei anche una documentarista. Ci parli del tuoultimo lavoro che ha riscosso tantissimo interesse soprattutto negli StatiUniti d’America? "TheBandit Giuliano",in Italia "Il Padrino del BanditoGiuliano", è un film documentario che tratta la vita del bandito sicilianoSalvatore Giuliano e delle situazioni sociali che si sono create attorno a lui:la politica, la strage di Portella Della Ginestra, gli interessi americaniall’inizio della guerra fredda. In Italia questa storia, dopo più di 60 anni, èancora sotto il segreto di Stato, anche se la legge dice che "un segreto distato non può durare più di 30 anni". "Il Padrino" sarebbe ilresponsabile spirituale del bandito e del suo drammatico destino. In verità èpossibile che ancora oggi ci siano politici coinvolti in questa storia. Il miolavoro è stato quello di fare una descrizione a 360 gradi dell’assassino, eroe,bandito romantico Salvatore Giuliano di Montelepre, per dare il mio contributo allascoperta della verità, che la gente non ha mai conosciuto. Il film documentarioè stato presentato l’anno scorso al Festivaldi Berlino e distribuito in tutto il mondo dalla casa di distribuzioneamericana Adler&Associates di Los Angeles. La prima distribuzione è iniziatain USA e sono stata invitata anchein trasmissioni radio a Boston e New York per parlare della mia opera. Gliitalo-americani hanno un fortissimo interesse per le vicende legate a questopersonaggio. In Italia, inizialmente, molti hanno espresso un interesse palese perla vendita dell’opera, ma successivamente, avendo visto che il film raccontadelle verità crude, che si discostano dalla versione ufficiale che tutticonoscono di questa storia, sia dai tempi del film di Francesco Rosi, hanno iniziato a tirarsi indietro. Ad ogni modo, sulterritorio nazionale è possibile vedere il docu-film sulla piattaforma AmazonPrime. Penso che il mio lavoro possa essere considerato un prezioso contributoalla ricostruzione storica che ha portato all’autonomia della Sicilia e all’iniziodella Repubblica Italiana, e che in un certo qual modo rispecchia anchel’Italia dei giorni nostri.  A cosa stailavorando in questo momento? Quali i tuoi prossimi appuntamenti di lavoro? inquesto periodo scrivo moltissimo per definire dei progetti da presentare a Cannescon la società di produzioni cinematografiche Lykos Film. Tre dellesceneggiature sono mie e sarò alla ricerca di nuovi produttori. A Cannes non cisi ferma mai, è un mondo infinito di possibilità e di incontri. Lasceneggiatura alla quale sto lavorando in questo momento si intitola "L’UltimoCodice" e ho già diversi acquirenti anche se non ho ancora concluso illavoro. Il film "Paradise Valley", di cui ho scrittola sceneggiatura, sarà presentato al Marché de Film du Cannes nelperiodo del festival.  Immagina una convention all’americana, Ieva, tenuta in unteatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema.Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione,del teatro e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti daraccontare loro sulla tua arte? È molto importante che siparta con consapevolezza e quindi direi loro di appassionarsi, ma con un certodistacco possibilmente. La settima arte è come una musa che tutti vogliono, main pochi la possono avere. È quella musa di grande bellezza che quando meno telo aspetti, ti stupisce e quando fai progetti, ti delude, tanto da stroncarti. Direiloro che provoca grave dipendenza e che ogniqualvolta cercheranno di cambiarestrada, non riusciranno a resistere e torneranno indietro oppure la penserannosempre, angosciandosi per tutta la vita. Il cinema è magia, ma comporta unpercorso doloroso, che uno sia attore, sceneggiatore, regista o produttore, falo stesso. A loro la scelta! La concorrenza è tanta, dovranno avere costanza,fiducia, dedizione e disciplina, ma non prima di essere certi che dietro tuttoci sta una buona dose di talento. Come per tutte le cose belle, vale la pena sacrificarsi.La mia arte è quella di sfruttare le esperienze dolorose per imparare erafforzarmi, è quella di cogliere le frustrazioni, i timori, le angosce, la felicità,la gioia e farne tesoro, trasportandole nella mia recitazione e nelle mie sceneggiature.Penso che per fare bene questo lavoro bisogna vivere la vita fino in fondo, contutte le sue sfaccettature, trasformando il proprio bagaglio di esperienze inun bagaglio di risorse che all’occorrenza dovrai essere in grado di aprire e dimostrare con generosità al mondo intero.
13/04/2019, 01:28



Linna-Carter,-regista-e-attrice-hollywoodiana...-


 



Linna Carter,regista e attrice hollywoodiana... «Amoraccontare storie uniche e personali, che fanno ridere ma anche pensare...»Intervista di Andrea Giostra Ciao Linna, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentartiai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artista della settima arte? Ciao! Oh wow...direi che sono un’appassionata di arti visive. Amoraccontare storie uniche e personali, che fanno ridere ma anche pensare, storieempatiche, che ti fanno sentire connessi l’uno con l’altro, e anche qualcosa diancora più grande. Sono un’attrice qualificata e membro del SAG-AFTRAdell’Unione degli attori di Hollywood. Per molti anni ho fatto spettacoliteatrali, film, pubblicità e TV. Ho scoperto di avere tante storie personali daraccontare e che adesso sono costretta narrare, così ho iniziato a scrivere,produrre e dirigere anche i miei progetti cinematografici. Qual è stato il percorso artistico che hai fatto e che ti ha condotto dovesei oggi?Ero moltogiovane quando ho detto a mia madre che volevo fare l’attrice. Lei, invece discoraggiarmi, ha fatto il contrario, incoraggiandomi a guardare vecchi filmclassici, e mi diceva che se volevo diventare un’attrice, dovevo studiare illavoro dei grandi attori e dei grandi registi. Ho adorato i vecchi film inbianco e nero: "The Philadelphia Story" "Meet John Doe" "His Girl Friday""Imitation of Life" "Some Like it Hot" "Cinderfella" and old musicals: "SevenBrides for Seven Brothers", "On the Town", "Gentlemen Prefer Blondes", "CarmenJones", "Summer Stock." Potrei andare avanti all’infinito su quegli attori... ocon una triplice minaccia di quei ballerini e cantanti. Ho studiato comeballerina e cantante a partire dal 1 ° o 2 ° grado della scuola americana.Nella mia giovinezza ho fatto balletti, opere teatrali e musical e mi sono preparata con maestri di recitazione privati intutte le scuole che ho fatto, dalle elementari, alle superiori,all’universitarie e non solo. Ho iniziato a fare pubblicità al liceo e piccolifilm già al college. Ogni ruolo che ho fatto mi ha aperto opportunità per ilprossimo e per il prossimo ancora. E tutto questo ci porta ad oggi. Come definiresti il tuo stile recitativo? C’è qualcheattrice o attore al quale ti ispiri?Non so se houno stile, sono solo sincera con il personaggio che devo interpretare. Moltisono gli attori che mi ispirano, più di recente: Olivia Colman, Issa Rae,Benicio Del Toro, Lennie James, Yvette Nicole Brown, Elisabeth Moss, LucyPunch, Robert Duvall, Delroy Lindo, Idris Elba, Ben Foster, Robin Wright,Sandra Oh. Quali i tuoi registipreferiti e perché?In questomomento sono un fan delle serie televisive quali: Game of Thrones, This Is Us,Killing Eve, Big Little Lies, Series of Unfortunate Events. I registi: AvaDuVernay, Spike Lee, Shonda Rhimes, Bradley Cooper. «Ho sempre detto che i due registi che meritano di essere studiati sonCharlie Chaplin e Orson Welles che rappresentano i due approcci più diversi diregia. Charlie Chaplin in modo grezzo e semplice, probabilmente non aveva ilminimo interesse per la cinematografia. Si limita a schiaffare l’immagine sulloschermo, e basta: è il contenuto dell’inquadratura che importa. Invece Welles,al proprio meglio, è uno degli stilisti più barocchi nello stile tradizionaledel racconto filmico.» (Conversazione con StanleyKubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa è più importante dal tuo punto divista, l’inquadratura di Chaplin o la narrazione di Welles? Come si è evolutoil cinema da allora?Hmm... quelloche mi interessa di più è il punto di vista del regista e come sceglie diraccontare la sua storia; cosa vuole dire... sia Chaplin che Welles eranomaestri narratori, ognuno con il proprio e distinto punto di vista, ognuno diloro desiderava stimolare risposte diverse sul proprio pubblico, ciascuno con glistrumenti a sua disposizione che erano essenzialmente diversi. Chaplin harealizzato i suoi film classici negli anni ’20 - ’40, il Citizen Kane di Wellesera del 1941. Mi sono molto commossa per il film di Bradley Cooper "A StarIs Born", quel film mi ha distrutto. È molto intimo e ti invita in unposto molto privato. Ciò che amo oggi è che la produzione cinematografica etelevisiva è molto più accessibile di un tempo. Abbiamo attori / sceneggiatori/ registi come Issa Rae, Donald Glover e altri che stanno creando dei prodottimolto interessanti e molto personali, a volte partendo da una piattaforma comeYouTube o Vimeo, e riescono a far crescere il loro progetto in qualcosa di piùgrande. Ci sono così tanti servizi in streaming che adesso hanno bisogno dicontenuti originali, c’è tanto lavoro là fuori. È il momento in cui questestorie diverse, queste storie personali, queste storie che non avresti maivisto prima in televisione, stanno trovando posto su piattaforme in streamingcome Hulu, Netflix e Amazon. È un momento emozionante. Perché secondo te oggi il cinema è importanti?Perché lepersone hanno ancora bisogno di sognare, di fuggire, di riflettere e diesplorare le loro vite e le loro convinzioni, e il cinema lo fa in un mododavvero unico. Film e TV educano e divertono più che mai perché tantissimepersone che guardano film e prodotti televisivi in diversi luoghi come mai accadutoprima. Le voci degli artisti originali oggi vengono celebrate in un modo chenon ho mai visto in passato. Le consolidate formule di film e TV del passatostanno a poco a poco scomparendo. Il pubblico di oggi è più veloce e ha un livellodi concentrazione molto più breve che nel passato. Si aspettano molto dai filme dalle serie televisive che vedono, quindi devi catturarli in fretta e devimantenere il loro interesse. Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso direalizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento?In questomomento sto lavorando a una serie web con mio marito italiano che esplora lestravaganti avventure culturali e le sfide del nostro recente matrimonio. Cosa pensi del cinema italiano di oggi? Cosa pensanoad Hollywood delle produzioni del mio Paese?Non ci sonomolti film italiani che arrivano negli Stati Uniti in versione integrale. Pensoche gli americani, in generale, siano interessati a vedere film provenientidall’Italia, ma è molto difficile per le realtà emergenti e per i lungimirantiregisti italiani entrare nel nostro mercato, perché noi siamo esposti solo afilm con grandi produzioni, con grandi budget e importanti distribuzioni. Iocon mio marito ho guardato alcuni film italiani che lui mi ha consigliato, filmdavvero fantastici quali: "Il Marchese di Grillo", "La GrandeBellezza", "Divorzio all’italiana", "Bellissima","Cronaca di un amore". Ne ho visto uno, del quale non ricordo iltitolo, che parlava di una donna italiana che lavorava in una fabbrica milaneseper tantissime ore, per sostenere sé stessa, i suoi figli e l’intera famigliadel marito perché tutti avevano una "disabilità" e non potevanolavorare. Un giorno è crollata sul posto di lavoro ed è stata mandata inmontagna per riprendersi. Lì ha trascorso un po’ di tempo libero, gomito agomito con personaggi ricchi e famosi e si è innamorata di un altro uomo. Aquel punto si è trovata di fronte ad una scelta: lasciare alle sue spalle lasua vecchia vita o iniziare qualcosa di fresco e nuovo? Mi è piaciuto il personaggiointerpretato dall’attrice protagonista, un lavoro davvero bello. Con quale regista italiano ti piacerebbe lavorare?Sfortunatamentenon ho molta familiarità con gli attuali registi italiani, quando posso cercodi guardare il cinema italiano contemporaneo e mi godo il loro lavoro. Inpassato ho apprezzato "La vita è bella" di Benigni, i western diSergio Leone, "Romeo and Juliet" di Zeffirelli e "L’ultimoimperatore" di Bertolucci. Immagina una convention all’americana, Linna, tenuta in un teatroamericano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema. Seiinvitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti.Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazionee della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti da raccontareloro sulla tua arte?1. Studia eimpara molto.2. Lascia chel’unicità della tua voce, delle tue esperienze brillino.3. Nonarrenderti. Nulla è facile e nulla succede in una notte sola. Devi starcidentro fino alla fine a quello che vuoi fare, per tutto il tempo che ènecessario.4. Nonpreoccuparti di ciò che sta facendo qualcun altro. Il tuo percorso è tuo, nonparagonarlo a quello degli altri.5. Sii apertonel creare e raccontare le tue storie. Non pensare che devi aspettare chequalcun altro che ti dia il lavoro. Crea tu il tuo lavoro.


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